Sant’Ambrogio nel medioevo

Il Castello abbaziale

Successivamente alla data del 29 aprile 1162, quando l’imperatore Federico Barbarossa concesse in investitura all’abate Stefano della Sacra, il territorio di Sant’Ambrogio, che tornò dunque sotto la giurisdizione della sacra di San Michele, inizio la costruzione del palazzo abbaziale che risultò completarsi nell’anno 1176. La prima attestazione scritta del “castello dell’abate clusino nel borgo di S. Ambrogio” risale al 1266, ai tempi dell’abate Decano, costruttore del castello abbaziale di Giaveno. Sede del castellano di San Michele e luogo di amministrazione della giustizia, fu anche residenza occasionale degli abati clusini. Nel XIII secolo lo sviluppo del borgo sembrava proseguire senza sosta, fino al 19 Maggio 1363 quando le truppe mercenarie inglesi, capitanate da Filippo II di Savoia-Acaia col sostegno dell’abate Pietro III di Fongeret distrussero il palazzo abbaziale e ne saccheggiarono il borgo.
Dal 1533 al 1559 subì l’occupazione prima degli spagnoli, poi dei francesi e infine passò ai Savoia nel XVI, che lo rinforzarono dotandolo di artiglieria leggera e di un buon numero di soldati. Venne nuovamente lesionato il 9 e 10 luglio 1630 nel corso dell’assedio di Sant’Ambrogio durante un’altra epica battaglia nella piana tra Sant’Ambrogio nel medioevo Il castello abbaziale Sant’Ambrogio ed Avigliana tra l’esercito piemontese e l’esercito francese, che vedeva contrapposti Carlo Emanuele I di Savoia e le truppe del re di Francia Luigi XIII comandate dal maresciallo di Montmorency. Nel XVII secolo il palazzo continuò ad essere di dominio sabaudo, e venne nuovamente occupato e semidistrutto ancora dai francesi durante l’assedio di Torino del 1706. Durante questi due secoli, guerre e battaglie lo ridussero allo stato di rudere, divenne cava di materiali da costruzione e fu invaso dalle abitazioni private. Negli ultimi anni del ‘700 Sant’Ambrogio, come tutta la valle di Susa passò sotto il dominio napoleonico.
Il palazzo abbaziale di Sant’Ambrogio è stato oggetto di un intervento restauro e rifunzionalizzazione nel 2002-2005. Le indagini archeologiche hanno rivelato come l’elemento più antico del palazzo fosse il torrione circolare costruito direttamente sulla roccia nel punto più elevato del sito, del quale rimangono i primi corsi di fondazione e una piccola parte dell’alzato. Associati alla torre sono alcuni muri realizzati con la tecnica a “spina pesce”, situati subito a nord, verso la zona pianeggiante. In un momento successivo la torre venne circondata da una cinta a pianta quadrangolare, della quale si conservano gli alzati, il portale e le grosse mensole in pietra che reggevano il cammino di ronda. La struttura fu successivamente ampliata verso valle, fino a raddoppiare il suo originario
perimetro, e arricchita nel corso dei secoli XIV e XV da elementi costruiti in laterizi, come la bertesca, il torrino circolare nell’angolo sud, e i merli a coda di rondine.

La Chiesa romanica

Grazie agli studi ed agli scavi effettuati nel novecento, si è potuto capire che la prima costruzione religiosa santambrogese, risalente all’XI secolo, aveva la forma di basilica orientata ad est, a tre navate separate da pilastri rettangolari e concluse da absidi semicircolari. A differenza della facciata, marcatamente obliqua, una discreta regolarità contraddistingueva il parallelismo delle pareti laterali, l’allineamento dei pilastri e la curvatura delle parti absidali. Dalla verifica delle dimensioni, emerse un rapporto abbastanza preciso tra le navate, con quella centrale di larghezza doppia rispetto a quelle laterali. La lunghezza complessiva della chiesa era di circa
25 metri, pari a 8 volte il raggio dell’abside maggiore.
Le strutture murarie residue, sono pertinenti alle fondazioni, costruite con conci di pietra sbozzati in facciavista e sporadici frammenti laterizi, legati fra loro da abbondante malta di calce. Il ritrovamento della base di due pilastri e delle tracce di un terzo ha altresì permesso di comprendere il ritmo dei sostegni della navata centrale, separata dalle laterali da cinque coppie di arcate. Il tutto a sostenere, con molta probabilità, delle coperture
lignee senza l’impiego di volte. Una rigorosa ed essenziale struttura, del cui arredo liturgico è stato ritrovato il robusto basamento parallelepipedo
dell’altare posto nell’abside centrale. Un edificio, quindi, realizzato vicino all’antica mulattiera che conduceva alla Sacra di San Michele, dalle caratteristiche classiche dell’architettura religiosa dell’XI secolo, comprese dell’inclinazione della facciata, già presente in età paleocristiana e altomedievale, ripresa con continuità nel periodo romanico.
Nel XII secolo fu ampliata la navata laterale nord, di cui venne demolita la parete laterale e innalzato un muro perimetrale allineato con una nuova e grande torre campanaria. La chiesa fu ulteriormente ingrandita, prolungando la navata principale, con uno spostamento dell’abside di circa 7 metri. Del muro perimetrale della nuova navata è ancora oggi possibile vedere il tratto presso l’angolo nord-occidentale, al quale si addossano le più tarde mura del borgo. Questo tratto di parete, con un basamento in blocchi lapidei squadrati, supera i 5 metri di altezza e corrisponde abbastanza precisamente alla raffigurazione della tela seicentesca. Blocchi di pietra squadrati sono impiegati, oltre che nello zoccolo, anche nelle lesene, nella cornice, nelle finestre e nello spigolo di raccordo con la facciata, mentre la parte restante dei muri è costituita da blocchi irregolari sommariamente sbozzati. Analoghe caratteristiche tecniche sono presenti nel campanile, ad eccezione della cella campanaria e della cuspide in laterizio evidentemente successive.
La torre campanaria era direttamente comunicante alla base con la navata laterale della chiesa attraverso una grande arcata, in seguito tamponata, che risulta ancora oggi visibile sul lato occidentale.
L’ampliamento del coro è testimoniato dal ritrovamento delle sue fondazioni, in occasione dei lavori del 1991 per il rifacimento del pavimento della chiesa, davanti all’attuale altare laterale destro. Durante gli scavi si potè anche capire che, nell’abside, si sviluppò un luogo di sepoltura riservato ai bambini, probabilmente affidati a San Giovanni Vincenzo, le cui reliquie furono traslate nella chiesa da poco rinnovata e ampliata.

La cinta muraria

 

La cinta muraria, a struttura quadrangolare, risale al XIII secolo.
Poco a valle della cosiddetta Torre della Dogana era collocata una delle porte di accesso al borgo (demolita insieme alle altre tre porte del borgo nel 1820, in occasione del progetto di sistemazione della Nuova Strada
Reale di Francia); questa porta era adornata da un rilievo in pietra raffigurante un leone oggi collocato nella sala consiliare del Comune di
Sant’Ambrogio.

L’ architettura e la struttura urbana del borgo

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Apparati decorativi

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Toponimi, luoghi e cognomi

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